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COMPAGNIA DI PROTEO

compagniadiproteo@hotmail.com
proposta

nulla

 

12

 

come può il nulla

abitare un sogno?

 

verità

soffio

Le convinzioni, più delle bugie, sono nemiche pericolose della verità
                                      
Friedrich Nietzsche

Proposta Spettacoli Stagione Teatrale 2008-09

Spettacoli stagione 2008/2009

 

“Fabrizio De André…ed il poeta divenne immortale” di F.  Masci

“La Corte dei Miracoli” di F. Masci

“Chi è di scena stasera?” (libero adattamento di F. Masci di: Questa sera si recita a soggetto, di Luigi Pirandello)

“Nietzsche”  di F. Masci

 

costumi

 

Fabrizio De André…ed il poeta divenne immortale

commedia in più tempi, modi e luoghi scritta e diretta da Ferruccio Masci

 

Ricreare un’atmosfera, un groviglio di emozioni profonde, il sapore terribile di una tragedia, un ambiente fisico e psichico straordinario, un’epoca ed un topos di esistenze con il sapore dell’essere state e del permanere, un crogiuolo di vita e sogni, ecco il senso di questo testo teatrale.

Il senso di questo intrecciarsi si esplicita nel corso della rappresentazione poiché l’intera vicenda si snoda e si riannoda intorno alla figura carismatica di De Andrè. Sarà la magia del teatro che permetterà al poeta cantautore di dedicare e dedicarsi un pezzo musicale che respira l’emozione di un’epoca che sa di per sempre di “sogno di una cosa”,  per esplodere e meravigliosamente condensarsi nell’eternazione dell’artista, è per questa ragione che il sottotilo recita

“… e il poeta divenne immortale”.

La vicenda si sviluppa, con una certa libertà cronologica, negli anni che hanno visto la scomparsa di Tenco ed il tragico e geniale fiorire dell’opera di alcuni maestri della canzone d’autore e non solo.

La morte di Tenco, il comportamento dei media nei suoi riguardi e il modello culturale che consuma e mercifica emozioni in forma di prodotto, generano una reazione collettiva che vuole coinvolgere, oltre ai protagonisti della commedia, quali le prostitute di Via del Campo, le eroine oscure che abitano le canzoni de De Andrè, anche il pubblico in sala al fine di realizzare una poesia musicale che celebri ed eterni l’arte ed il suo autore intorno al quale fiorisce il nostro spettacolo: Fabrizio De Andrè.

 

 

 LA CORTE DEI MIRACOLI commedia scritta e diretta da Ferruccio Masci

 

Alla periferia di una città sopravvive un microcosmo policromo ed insolito, al quale però, siamo più assuefatti di quanto non appaia a prima vista: la corte dei miracoli, un gruppo di esseri umani, forse solo apparentemente degenerato, in realtà tra falsi non vedenti e falsi sordomuti, è semplice riconoscere le falsificazioni alle quali siamo soggetti nel nostro quotidiano per poter sopportare il vuoto che si spalanca davanti ai più antichi perché.

Le dinamiche che animano la commedia, solo apparentemente grottesche e parodistiche, rivelano un‘insospettata sovrapponibilità a situazioni più normali ma in modo da costringere il divertito spettatore a sospendere per un attimo la risata per osservarsi come inatteso soggetto della propria ironia. Una divertita e libera occhiata “dal di fuori”, per scoprirci “al di dentro”.

L‘ingresso di uno straniero all‘interno del gruppo ed un‘imprevista gravidanza sono gli elementi scatenanti di una serie di gags e battute che, in un susseguirsi di veloci confronti verbali e di frenetici movimenti di scena, propongono argomenti di indubitabile profondità anche se affrontati da improbabili personaggi: toccherà a delle prostitute di analizzare il tema della maternità e della fedeltà, ad un ladro quello dell‘onestà, un libero poeta si scoprirà servo dei mass media….!

La regia, che tende a non palesarsi minimamente nello spettacolo, quasi a celebrarne la spontaneità, fa si che le figure dei personaggi, apparentemente solo bozzettistiche, rivelino ben presto una loro completa originalità psicologica occultata dietro agli stereotipi,. La dialettica di estraneazione-identificazione cattura l‘osservatore molto più intimamente di quanto possa comprendere nel momento della rappresentazione, regalando un supplemento di spettacolo nel quale il solo protagonista sarà lo spettatore stesso.

 

Chi è di scena stasera?

liberamente tratto da “Questa sera si recita a soggetto” di Pirandello

 

Note del regista: Ferruccio Masci

 

Nell’affrontare Pirandello ogni scrittore di teatro ed ogni regista sanno bene di trovarsi di fronte ad un maestro e la sfida è stimolante quanto difficoltosa.

Non sono il primo né sarò certo l’ultimo ad accingermi a tanto, quello che mi propongo è di fare qualcosa di interessante ed intelligente, nel rispetto del testo ma anche con un preciso intento di modernizzazione dello stesso e proprio per un atto di profondo amore nei confronti di uno degli artisti ai quali più mi sento vicino.

Non ho modificato minimamente il progetto ideologico dell’autore, così come ho fatto dire al regista Benestrel, ma l’ho adeguato nel linguaggio, nella contestualizzazione e nei riferimenti ai giorni nostri.

Va detto che Pirandello ha scritto il testo in Germania e sempre in Germania è stata realizzata la prima rappresentazione della commedia, si comprende ora la scelta del nome Hinkfuss ( uomo zoppicante ) per il regista, è chiaro l’intento polemico nei confronti di quei registi che, esasperatamente ego - riferiti o mitomani, non interpretavano originalmente ma sconvolgevano il progetto dell’autore, io non ho fatto altro che conservare l’elemento ironico e polemico di Pirandello nel più italiano Benestrel.

        Benestrel: un nome che ci ricorda foneticamente menestrello ma che assembla i nomi propri di due mostri sacri, a torto o a ragione, del teatro italiano attuale, due artisti che probabilmente avrebbero conosciuto l’ironia corrosiva di Pirandello se solo questi avesse potuto scrivere ancora.

Gli elementi peculiarmente siciliani ed anacronisticamente troppo prossimi alla data di composizione del testo ( 1928 ) sono stati sostituiti o modificati, gli intermezzi alleggeriti; ed è stata sostituita la processione siciliana progettata dall’autore con un più malizioso ed attuale battibecco fra signore del paese ed operatori di teatro così da mantenere l’effetto più originale voluto da Pirandello, quello che viene comunemente indicato come teatro nel teatro nella sua complessità e che nello specifico possiamo chiamare teatro in diretta.

        Credo che in questo modo sia stato conservato invariato il progetto ideologico ed estetico dell’autore.

I riferimenti costanti al Trovatore verdiano, così come quelli più generali al melodramma, sono stati ridotti al minimo, lasciando così spazio a temi e ritmi a noi più prossimi.

Mi auguro che le mie scelte consentano un piacevole approccio al pensiero ed all’opera del grande siciliano così modernizzata permettendone, in ogni modo, un’ortodossa comprensione.

A chi si accosta solo ora alla magia del teatro, studente o in ogni modo neofita, consiglio di lasciarsi catturare dalla geniale struttura dell’ideazione pirandelliana, così come di ascoltare con attenzione alcuni passi, magari rileggendoli sul libretto che a questo fine è stato editato e reso estremamente economico, così da scoprire l’intuizione eterna dello scrittore siciliano che spero di aver colto e consegnato non solo intatta ma, se possibile, arricchita della storia del teatro che lo ha seguito e che tanto gli deve.

 

Nietzsche due atti di Ferruccio Masci

 

Così mi son detto: “Nano, o tu o io” ed ho ascoltato il mio riso!

Una volta sputata lontana la testa del serpente, il resto è venuto da sé.

 

Ecco la sorgente di questo lavoro teatrale,il coraggio di mettere in scena un metatempo esistenziale nel quale Nietzsche, la sorella - il femminile, un amico ed il maschile che lo hanno conosciuto, recitano la gioiosa tragedia della sua vita.

Una vita che è un viaggio filosofico e antropologico teso ad un dionisiaco si alla vita lacerato dall’incapacità di un volo verso il super-uomo al quale si stava sussurrando la via.

Tre soli attori che si muovono, sognano e vivono in un non luogo aldilà del tempo per ridare voce al genio inquietante del filosofo più amato ed odiato dell’occidente.

Il testo si presta per una collaborazione didattica gestibile anche in collaborazione con docenti e gruppi di studenti

Le Fiabe

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Spettacoli per Bambini Stagione 2008/2009:

 

o         Le Fate Pasticcione

o         La Fiaba dei Cinque Sensi

o         La Scuola Magica

o         Natale, fantasmi e fantasia  (rivisitazione di “Canto di Natale” di Dickens)   

o         Il misterioso viaggio di una mela

                Evviva il Carnevale! 

                        Fiabe teatrali scritte e dirette da Ferruccio Masci

 

 

Le Fate Pasticcione

 

Tre fate un po’ pasticcione cercano di aiutare  gli uomini ma ne combinano di tutti i colori, la  prima Fata  Sincerità li  obbliga a non mentire  (un vero disastro!),  non  va  meglio con Maga  Bugia,  per  non parlare  dei  pasticci  che combina la Fata Smemoranda.

Nonno Brontolo, che  subisce le magie con effetto contrario, cerca di aiutare Passerotta, la  sua  nipotina,  ad  incontrare il vero amore, mentre tre  maschietti  un  tantino insoliti,  se  la contendono. L’esito della  competizione  poetica  che  assegnerà  la mano di Passerotta sarà determinato dagli applausi  che il pubblico dedicherà ad ogni concorrente.

Ma  come spesso  accade  nelle  competizioni,  il  vincitore è già deciso, però non ve lo diciamo: vincerà il nobile  e vezzoso  Sbruffolo  o la spunterà il  simpatico  e scanzonato  Stenterello oppure il  prescelto  sarà  Satiro, cantante  e poeta dei boschi?

E poi chissà, forse il nuovo pubblico riuscirà a  sovvertire il pronostico,  in ogni  caso le Fate  pasticcione  e tutti gli  abitanti del bosco Dovesitrova Vi  augurano buon divertimento.

 

 

La Fiaba dei Cinque Sensi

 

Una  principessa  ( un tantino particolare …. va matta per le caramelle al gorgonzola!!!),  un principe (anch’esso insolito, usa un deodorante al pistacchio), una fata buona e pasticciona ( ci fosse una volta che non  perde la  bacchetta magica ),   una  strega  cattiva  ( che non lo è poi tanto ), i cinque  sensi che prendono forma grazie alla magia, una pozione d’amore ed  il  lieto fine  ….  ci sono tutti gli ingredienti per  ridere e pensare,  giocare ed imparare,  essere bambini da bambini e  regalarsi  l’occasione  di  poter tornare ad esserlo da adulti e … vissero e vivranno tutti felici e contenti.

 

La Scuola Magica

 

In una scuola un po’ speciale, anzi, per dirla tutta, davvero tanto speciale, il bidello, un po’ sordo ma furbacchione, il signor Guerino, invita il pubblico a pronunciare una parola magica ed ecco che … tutto quello che abitualmente ogni bimbo porta nel proprio astuccio, prende vita e comincia a far cagnara nell’aula.

Un temperino, personaggio assai tagliente, che tutti chiamano Rino; una matita, Matty per gli amici, e Gimmy la gomma sempre pronta a cancellare tutto.

Gli unici studenti sono Sgorbio e Scarabocchio, due nomi che sono già una garanzia, il loro problema peggiore sono le doppie, non ne indovinano una, e la cosa fa molto arrabbiare la maestra, la Fata Patapà.

Una serie ininterrotta di divertenti malintesi e di esercizi scolastici davvero originali coinvolge il pubblico nella strana magica lezione e, chissà, forse qualcuno imparerà qualcosa e scoprirà che la vera magia è proprio quella, imparare divertendosi, quindi … buon imparamento, scusate, volevo dire: buon divertimento.

 

                                        Il misterioso viaggio di una mela

 
                                       
Uno scienziato che si chiamo Scienziato Strano, strano di nome e di fatto, crede di trovarsi a dover tenere una conferenza sulla sua ultima ricerca, quella che lui definisce: la misteriosa storia  della mela. 
Il suo narrare, dopo aver evocato la mela stessa, anch’essa piuttosto strana, in verità, conduce il pubblico in un divertente itinerario che, dai lontanissimi tempi di Adamo ed Eva, ritrova protagonista  la nostra  mela  fino ai giorni nostri: nelle vicende mitiche dell’Olimpo greco, in quelle tragicomiche di Guglielmo Tell, nella fiaba di Biancaneve, nella scoperta di Newton, addirittura perfezionata da Einstein.
  La partecipazione di tutti i mutevoli personaggi della storia si risolve in un’ allegra canzone conclusiva che coinvolge il pubblico nel coro.
 
                                                     

                                Fantasmi, Natale e Fantasia

 

Il “Canto di Natale” di C. Dickens pietra miliare dei racconti del periodo natalizio, ci ha dato lo spunto per “riproporre” con allegria e un po’ meno retorica  quei sentimenti che ognuno di noi, in questa stagione, sente di provare con maggiore profondità. Da qui l’ispirazione per una libera rivisitazione e attualizzazione del Canto; quattro giovani interpreti lo rendono “vivo” alternandosi nei ruoli della VOCE NARRANTE, del vecchio SCROOGE, dell’EX FIDANZATA, dei FANTASMI, ma anche dell’OROLOGIO, del BATACCHINO…

Per meglio catturare l’attenzione dei più piccoli e per concretizzare i numerosi messaggi che lo stesso C. Dickens trasmette con il suo Canto, si è pensato, non solo alla narrazione ma anche alla teatralizzazione, regalandoci la libertà di una più attuale interpretazione, delle vicende dell’avido protagonista. La scelta di questo racconto ci è stata suggerita dalla molteplicità di tematiche affrontate dall’autore che possono essere approfondite in un’ottica tipicamente natalizia ma riteniamo più interessante e soprattutto meno retorico affrontarle in un contesto più ampio al fine di trasmettere ai piccoli ascoltatori il significato di quei valori che fanno di un essere umano una persona capace di trasmettere bellezza in tutte le sue espressioni, di intrattenere, divertire e, comunque, comunicare i valori più importanti di solidarietà, generosità  amore.

Al termine, i piccoli spettatori saranno coinvolti in un allegro finale che li renderà, anche solo per poco, attori e interpreti di questa nuova fiaba di Natale.

 

 

Evviva il carnevale!

 

Un insolito personaggio, il Filo Conduttore, cerca di pacificare tre litigiosi contendenti invitandoli a presentarsi uno per volta.

È così possibile scoprire che si tratta del Carnevale del passato, di quello di oggi e di quello del futuro.

I tre, facendosi aiutare da una Maschera, da uno Scherzo e da un Coriandolo, ovviamente vivi, allegri e molto burloni, cercano di spiegare le loro ragioni.

In questo modo agli spettatori viene presentata, in modo giocoso e coinvolgente, la storia del Carnevale fino ad oggi per poi lanciare un’occhiata divertita e pungente sul futuro.

 

Autore e Regista:   Ferruccio Masci

 

Il sosia dell’acero cinese

 

   sentimento

 

Chi sei?” lei chiese

Il sosia dell’acero cinese” rispose

Madre santa, come puoi dir questo

sotto un cielo strappato all’azzurro?

E come ti sgorga malata la vita

da mani sottili e guance glabre.

Ti senti bene?

 

Lui la guardò

ancora la guardò

infine la vide.

Sto come un sorriso

in un inverno lucano

sto come il fico

sulla terra arsa di Calabria

sto come l’immigrato

alle sei del mattino

con la sbornia di ieri

nel cervello

e nelle mani

 

 Ora piange” pensava

certo, ora piange

Pianse?

Non piangi mai?” domandò.

 

 

La respirò lento

e lentamente amò il suo profumo

poi il trucco sugli occhi

 

 

le spalle, i seni, i fianchi.

No!” urlò d’un tratto

non posso, non l’hai capito?

Io sono fermo, appeso alle mie radici

pelle di velluto e pianto di sangue

intimità porpurea

infine

solo

non io

ma

il sosia dell’acero cinese

 

 Oh, tu puoi correre

contemporaneamente

in quattro direzioni.

Tu sei l’anima malata del prima

il canto del domani

il gorgo

l’ibrida folla ...

... che può dire di sé

l’uomo comune

che dubbioso spia

nella strada maestra

dove poggiare il prossimo passo

non mai suo

consapevolmente inutile

sguardo sterile

vacuo?

 

 

La cercò

ancora la cercò

infine le afferrò i polsi

Non tentare di capire

non provare a rubare il mio profumo

 

 io non ho fiori

mi chino su me stesso

per covare e nascondere il mio male

ma non piango ... no!

Assaporo con dolcezza.

Ora lo sai.

Io sono

il sosia dell’acero cinese

                         (Ferruccio Masci)

dal romanzo

                                                                    

 

                                  romanzoGershom

 

...certo sto male, male come non credevo più di poter stare e non ho più voglia di ascoltarti, forse sei solo un cocainomane ubriaco, forse mi hai raccontato solo un mucchio di palle, quello che è certo è che nessun potere forte si preoccupa di quello che tu potresti fare, ma ti vedi, non sei nessuno, sei vecchio, stanco, finito, ma chi vuoi che abbia paura di te? Credi che qualcuno, certo, a parte un coglione totale come me, possa dare ascolto alle tue fantasie? Io ti ho ascoltato perché a modo mio sono messo peggio di te, non ho una vita da vivere e vivo quelle degli altri, lei mi ha sollevato per un attimo al cielo ed ora sono di nuovo a terra, acciaccato e stanco e tu mi hai rotto con le tue dichiarazioni di disperazione, è chiaro?”

Questa volta gli ho fatto male, non so bene il perché ma ne sono contento, per pochi attimi ma ne sono contento, come se il dolore che provo convertendosi in cattiveria si potesse rovesciare addosso a lui, ad un altro, non mi importa. Ma è una cosa stupida, me lo stanno dicendo i suoi occhi, ho aggiunto dolore al dolore, ancora una volta non ho capito, non solo non ho capito lui, ma non ho capito nemmeno me, sto caricando di responsabilità una povera ragazza che ho voluto mi sollevasse dove non poteva, la verità è che se non mi risolvo è inutile che tenti di incontrare una stampella, devo prima riprendere a sorridere da solo.
 
                                                            tratto da GERSHOM, Ferruccio Masci

più

 

 ATNXE9

Più uno si lascia andare, più lo lasciano andare gli altri. 
                                      (F. Nietzsche)


sublimità

 
0'8876
 
La sublimità non risiede dunque in nessuna cosa della natura ma soltanto nell’animo nostro
quando possiamo accorgerci di essere superiori alla natura che è in noi
e perciò anche alla natura che è fuori di noi

                                                                                                        (Kant  - Critica del Giudizio)

 

si allontana...

 

ACAB3E

L'uomo è per natura un essere che vive in comunità  (Aristotele)

perciò ha bisogno di condividere i  sogni, i  progetti........

di sperimentare forme e strutture diverse, di sapere,

di acquisire informazioni, di capire e di conoscere........

la conoscenza avvicina  le culture  e la paura del diverso e per il diverso,

 si allontana...........

Malvarosa

 

 

rosa    Tori con mammelle   presentano

 

 La malvarosa

Il fiore del tradimento

  

Regia di Fabio Banfo

 

 Sabato 21 giugno 2008

Teatro Ariberto

Via Daniele Crespi, 9 - Milano - h. 21.00

 

 Ingresso riservato

Per informazioni: Federico 347 3003359 — Ivan 349 8645060

 

 

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stagione teatrale 2007-08